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“In Marocco la polizia non fa queste cose”: lo sfogo della moglie di Fakir — La moglie di Abderrahim Fakir: “Era agonizzante e nessuno lo aiutava”

La donna intervistata dall’emittente Chouf tv: “Gli hanno tolto la vita, è andato via con le sue gambe ed è tornato in una bara”. Sui motivi dell’intervento: “Non stava facendo nulla, camminava per i fatti suoi”. E smentisce i problemi di salute: “Mangiava bene e si allenava, era uno sportivo”

e n’è andato sui suoi piedi ed è tornato in una cassa da morto”. A parlare in esclusiva ai microfoni dell’emittente marocchina Chouf TV è la moglie di Abderrahim Fakir, il 42enne morto a Bologna durante un intervento della polizia. “Lo hanno privato della vita” dice Meryem, questo il nome della donna, che appare in video con un vestito bianco e i capelli coperti dal velo islamico.

Le indagini sono alle battute iniziali, ma sulle responsabilità dei fatti la compagna del 42enne non ha dubbi: “È la polizia italiana ad avergli tolto la vita! E io chiedo il processo anche per gli operatori dell’ambulanza che non hanno svolto il loro dovere umano verso uno che chiedeva aiuto!”.

Secondo la donna, Fakir sarebbe stato vittima di un’aggressione ingiustificata: “Stava camminando per i fatti suoi, senza fare nulla. La sua voce che urla ‘aiutatemi, aiutatemi’, non vuole andarsene dalle mie orecchie. Quei movimenti che faceva erano solo perché voleva respirare”.

 

La moglie di Fakir: “Non soffriva di asma, era atletico e stava benissimo”
Nell’intervista la donna racconta di aver conosciuto Fakir a Casablanca e di essersi poi trasferita a Chichaoua. Lui però continuava a vivere in Italia. “Andava e veniva, anche tre o quattro volte all’anno. A volte me ne stavo seduta e all’improvviso arrivava”, dice Meryem. A suo dire il marito stava mettendo da parte dei soldi per tornare in Marocco con un “progetto suo”. “Era lui che mi sosteneva economicamente”, spiega. “Non aveva un sogno chissà quanto grande, ma un sogno normale: vivere con dignità e morire con dignità”.

I due, a sentire la moglie, si sentivano spesso in videochiamata. Ogni giorno. La donna lo aveva sentito la sera prima della tragedia. “Il giorno dopo – racconta – sono rimasta sconvolta nel sapere ciò che era successo ad Abderrahim…”. Il giornalista le chiede della sua reazione. “Non ci credevo, non ci credevo!” dice al giornalista dell’emittente marocchina. “Aveva appena parlato con me e stava benissimo! Mio marito… mio marito poteva abbattere questo muro da quanto era forte!”.

E le voci secondo cui soffriva di cuore o di asma? “Non esiste!” assicura. “Conosco mio marito, ci ho vissuto insieme per 13 anni! Questa gente che parla ha vissuto con lui come ci ho vissuto io? No!”. Abderrahim, prosegue la donna, “non aveva assolutamente nulla! Mangiava bene e si allenava bene, era uno sportivo, sulla sua salute non ho niente da dire! Non aveva assolutamente nulla”.

“La polizia in Marocco non fa queste cose”
“Poveretto” dice la donna ripercorrendo i momenti del fermo e sottolineando che gli agenti erano sopra di lui. “Girava la testa per respirare e non glielo hanno lasciato fare! Non gli hanno lasciato prendere aria! Voleva solo respirare. Che Dio faccia giustizia, Dio ci basta ed è il miglior protettore. Non so quali siano i motivi che hanno portato a questo, qual è il motivo per comportarsi così con lui? Anche se quest’uomo fosse stato un assassino… ci sono modi per fermare e arrestare qualcuno! Quel modo è illegale, per me è stato disumano!”.

Meryem prosegue: “Quando quel poliziotto ha finito ha fatto così (dice mimando il suo gesto, ndr) e si è alzato, come a dire: ‘Io ho finito la mia missione’. Solo allora sono arrivati i soccorritori dell’ambulanza e sono rimasti lì a guardare! In quel momento lui stava agonizzando! Lui stava agonizzando e non l’hanno salvato! Tutti lo guardavano!”.

La donna accusa la polizia italiana: “Questa cosa non ce l’abbiamo qui, la polizia in Marocco non fa queste cose! Hanno i loro metodi, sì, bloccano le persone, ma non fanno queste cose. E lui non aveva un coltello, non stava litigando, non aveva assolutamente nulla!”.

 

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